Marina Wiesendanger's Radio Weblog



Marina Wiesendanger's Radio Weblog

mercoledì 20 aprile 2005


 

Il bigino dell'Avant de Dormir

 

C’era una volta l’Avant de Dormir per la prima volta, ed era il progetto.

Progetto... ;-) semplicemente quello che avevamo in testa.

E’ nato su un foglio di carta, poi sul tavolo.

Poi abbiamo dovuto imparare a venderlo, mica ci si poteva tenere tutto in casa.

 

Ogni tanto la vita va rapida così.

 

Cammina cammina, ecco  la plastica senza fascino,

abitava nel supermarket e lavorava all’imballo.

Lo svantaggio ci intriga, invece che un sacchetto ne facciamo una borsa.

La borsa appesa al braccio... è già moda.

 

La moda la plastica...facciamo un impermeabile. L’impermeabile è umile e utile

è per quando piove dal cielo, tuoni fulmini.Temporale.

Ne vogliamo uno così, che faccia lo stesso rumoroso e scintillante casino,

ma personale.

 

E’ un po’ grossa, Abbiamo  bisogno di amici.

 

Denis Santachiara fa la luce con le sue fibre ottiche, Cinzia Ruggeri gli dà la forma,

Salvatore Guerriero con la tecnica degli antifurti ne registra uno vero.

 

(ti vanno bene gli uccellini Marina? Senti carini!

No Salvo voglio broom broom del tuono.

Neanche il fischio del treno? È più facile.

None Salvo, il temporale, e quello vero! )

 

Ci siamo divertiti come i matti. Le cose si allargano, passa di lì la Montedison,

così diversa allora, aveva un reparto, Progetto Cultura.

Indice un concorso per trenta artisti, nome la Neomerce, Design dell’invenzione e

dell’estasi artificiale

 

Nuovi prodotti con materiali e concetti nuovi. Facile ancora una volta,

noi ce l’avevamo bello che pronto.

Vinciamo  il concorso e parte, l’impermeabile, per i musei d’arte moderna.

Da non credere, ma da Tokyo, dopo N.Y., non ci torna più indietro! Addio,

pezzetto di vita fantastica, pezzetto d’arte, ci rimane il catalogo e la foto,

non ti vedremo mai piu’. E grazie.

 

Al Salone del Mobile quell’anno, che bellissimo settembre! Il sole, caldo e splendente

Cinque ragazze  con l’Impermeabile che tuona, si mischiano alla gente e azionano le pile nascoste nelle tasche.

Le persone si guardano in giro, poi le facce tutte insù  a scrutare il cielo , nessuna nuvola!

E si agitano, non capiscono,  mentre veloci gli impermeabili si allontanano,

scivolano via tra altri nuovi gruppi.

Non era in vendita l’Impermeabile, era solo spettacolo.

Amici miei, quando mai ci siamo divertiti così tanto, lavorando?

 

Ci arriva un incarico serio: Marzotto Benetton e Coin riuniti per un Progetto.

Chiedono  uno studio di fattibilità per una Scuola di Moda in Italia.

In tre gruppi a lavorare, un’agenzia di ricerca, Athena ,una  di

pubblicità, TBWA, all’Avant de Dormir è affidata  l’indagine creativa.

Gli incontri con i  tre grandi era sempre facile.

Con i burocrati era  sempre pesante: 

 

“ Siamo cacciatori di teste - dice grave  il capo della squadra operativa Athena.

“ siamo nello stesso ramo - dico io

“ davvero??- dice lui. Non gli risulta - voi, cacciatori anche voi?”

“ Noi le  teste - dice la  Marina Gatti permalosa

 

Che anno fantastico, il 1987. Abbiamo girato tutte le scuole di moda al mondo.

Conosciuto Rei Kawakubo, la migliore, la Comme des Garçons, allora fidanzata

con Joji Yamamoto che passa di lì. Mi viene ancora da urlare.

Fatto merenda con loro al bar dell’Università di Tokyo. Dove, prima della tesi,

lo studente è già assunto e il lavoro lo aspetta pazientemente fuori.

 

Finito questo lavoro. Adesso ci affascina il quotidiano. Inventare progettare produrre

e mettere in vendita, subito, senza diaframmi commerciali.

Imparo tante cose, le vetrine, gli incontri, la comunicazione con persone normali,

ci viene fuori una casa aperta al pubblico, target da zero a 80 anni.

Come in una casa, mischiamo, per primi , gli oggetti ai mobili  le lampade la moda.

Bellissima storia.

 

2005. E la  sento conclusa. Vedo che oggi ci sono da fare cose e modi  diversi.

Un pop-up shop, per esempio. Un negozio mobile, ambulante, che si sposta

nel mondo in sedi alternative.

Andare ora in Cina.. Ma ci siamo già stati e ci abbiamo già lavorato, nel 76.

E’ certo cambiatissima, lo stesso si può dire di noi. Non si sa chi di più ;-)

 

Eccola  l’idea per un altro  Grande  Progetto. Tutta Milano è già passata da via Turati,

ma proprio tutta, passata e ripassata, pezzetti di noi sparsi in città, è fatto anche questo.

Ce ne andiamo altrove. È presto? Perché, che ore sono? Ma  non siamo noi

quelli sempre in anticipo?

Dove.?

Mah, e allora?

La prima mossa è comunque spostarsi, lasciare andare quanto fin qui, come sempre.

Chi siamo, beh lo so, da dove veniamo, l’ho appena detto,

dove andiamo te lo dico domani, telefono e mi connetto.

(“Gli enigmi sono tre, una è la vita  e poi “ Il mio mistero è chiuso in me”)

 

Ritorniamo, Kobi, al progetto? il progetto della comunicazione.

Vendere, comprare...non voglio più queste valigie.

Siamo stati tanto in giro, abbiamo fatto il giro! Torniamo a noi.

Sì, mi dice lui. Come sempre, mi dice di sì. Mi dice che comunicheremo, tra noi,

la storia e l’esperienza che abbiamo goduto. Mi dice che dopo vedremo.

Che prima andiamo al mare a pensare, nuotare, mangiare bere uomo donna.

 

Allora è così, finisce anche il periodo del negozio, veloce e naturale come è cominciato.

Venderò ancora una volta, ma solo un oggetto questa volta, un oggettone grande,

il negozio che ho amato tanto con tutte quelle persone dentro. E’ ora.

(ci teniamo il nome, quello ci serve ogni sera)

 

Kobi scriverà dei cartelli in vetrina, diranno così e così:

 

dedico queste riflessioni a mia nonna, Marina Calvi, che ha interpretato la Turandot a Tokyo,

amata dal suo Maestro Arturo  Toscanini.

 


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martedì 12 aprile 2005


 
 
Entrez lentement ( Le Corbusier)

E oggi sono invelenita, sarà questo tempo d’inverno, saranno i fatti miei ma ho voglia di prendermela ancora una volta con la stampa

Perché non è piu’ niente, in fatto di costume.
Si apre il Salone del Mobile a Milano, 25.000 inviti spediti nel mondo,  è interessante per tutti vedere come lavora   un settore qualificato e professionista, e pure internazionale. Una delle manifestazioni migliori di questa nostra decaduta città, una buona, ottima occasione di vita e di sveglia ragazzi.

Cosa c’è sul Corriere della Sera la vigilia della presentazione dei (tanti) lavori, lunedì 11 aprile?
C’è Lina Sotis con colonnina incorporata che parla, a mio avviso, a vanvera. Nella prefazione  ci promette  stravolgimento  in città  -  e non, in positivo,  spinta e innovazione e attualità -
Lo scrive con lo stesso spirito frivolo che usa per parlare di una festa tra potenti o una sfilata al top delle top, ci dice che si potranno intrecciare  nuovi, adrenalici amori.

Come secondo paragrafo mi sembra perso di impatto. E così’ anche la descrizione del popolo del design, dove “ le femmine sono quasi piu’ femmine di quelle della moda”. Che non è né vero né pensato. Scarpe basse jeans e maglie.

Come terzo, " Entrez lentement" è scritto sbagliato. Ma ho già letto, di altra giornalista, un commento alle sedie " tonné", sì, come il vitel  e non come l'austriaco architetto.

Mi dispiace sempre di piu’ questo tipo di stampa. Sembra un gioco privato e poco interessante tra  addetti poco interessati. In piu’, amo l’evento del design quando arriva, una volta l’anno, proprio per la città che abito, le fa bene vedere insieme tante soluzioni diverse, pensate e costruite, meno sfacciate e piu’ di senso e di peso che la kermesse della moda. Qui c’è la ricerca sociale e di cultura, e benedetti i Paesi esteri da cui gli architetti vengono,perché là succede ancora che questi sono appoggiati dal ministero preposto alla cultura moderna dell’habitat.
Non  succede da noi, e quindi il confronto è notevole, e chi emerge  senza aiuti  è un artista.

D’altra parte, si sa che le giornaliste piu’ potenti, quelle della moda, sono occupate nell’ultimo gioco di società che è di vendersi la moda tra loro.Si radunano nella casa di una di loro, e si vendono i reciproci vestiti. Complimenti. Hanno capito, gli è arrivato all’orecchio, della tendenza europea e americana del fenomeno vintage, che non vuole piu’ dire, ormai, toh una giacca anni cinquanta! Ma piu’ modernamente, toh il golfino dell’anno scorso, quanto mi fai?

E cosi’ fanno tendenza, ma non la annusano e non la scrivono, la esercitano tout court ma di nascosto. Per questo non faccio nomi, è un vizio ancora segreto. E mentre si preoccupano di occultare i loro business privati, ci sono riviste non italiane che pubblicano avendo come progetto l’analisi documentata di questo ultimo tipo di vintage, che vuol dire prezzi bassi e scambi veloci. Il meglio giornale da leggere è CHEAP DATE, inglese, dove professionisti lavorano gratis per dare il loro migliore prodotto di ricerca. E che riguarda anche l’habitat, che non puo’ piu’ essere disgiunto da nessuna epifania sociale. Svolgendo così al meglio e in modo lungimirante la professione.

Dietro a questo tipo di pubblicazioni, una serie di negozi a Londra, una enorme serie di negozi in America. Con numeri da vertigine e metri quadri infiniti, vedi lo spazio in ettari e il fatturato di Salvation Army per capire che è il fenomeno è qui tra noi e bisognerebbe parlarne da esperti sui giornali che , dicono, sono la nostra informazione a tema.

Non è che a Milano manchino gli esempi pratici. C’è un negozio sul Naviglio che si chiama Strascèè –che era quell’omino con carretto del dopoguerra che passava once a week a ritirare, a gratis, le vecchie cose di un guardaroba che cambiava drammaticamente. Due laurende moderne di testa hanno afferrato il futuro presente, individuato i gusti di grossi clienti americani, tedeschi francesi eccetera, che da loro si riforniscono ormai al telefono, certi che quello chericeveranno sarà proprio quello che si aspettano dal gusto strascè italiano. Tra i clienti con nome, Chanel ,da Parigi.

 Perché non ce le dicono queste cose? Perché non le sanno. Perché non le sanno? Perché vivono tutte insieme in unmondo che si sono create e non mettono fuori il naso, né il fashion editor lo pretende, occupato com’è a vendere costosissime impossibili pagine di pubblicità.

E sì che di vere signore perennemente in jeans a milano, con un sopra  chic che fu ( Kristensen p.esempio) o un chic design (Patafisic p.es.), ce ne sono a migliaia per le strade a milano. Sono o le piu’ ricche, o quelle che viaggiano di piu’ nei posti che contano.

 P.S. e parlando di jeans, sono quelli di Gap, che a Milano non è presente, ma nel resto del mondo sì. Quando entri lì e prendi in mano uno dei modelli di jeans,il commesso ti guarda e in silenzio ti porta quella misura che ti si pittura addosso, e ha un numero di 3 cifre che sarà il tuo passaporto .Finchè non ingrassi o dimagrisci, non lo devi  mai provare.
È  il tuo. E costa 43 dollari.

 

 

 


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mercoledì 6 aprile 2005


Ohèi! mi vogliono comprare il negozio!

 


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Last update: 23/06/2005; 16.02.54.