Stanotte pensavo invece di dormire. Si dice che la notte
è mistero, e buio e silenzio.
Chi l'ha detto non stava Milano.
Era tardi, le due le tre? E in strada ancora mangiavano
gelati andavano in motorino ridevano forte come solo di
notte, facevano, insomma, casino. Ma non mi disturbava niente.
Avevo negli occhi un'immagine, e sorridevo.
Vado
in fila: dopo avere disegnato il lavoro per l'inverno -
le borse, no? - e impostato i campioni, siamo andati giustamente
al mare ad aspettare che qui in città fossero tagliate
cucite pronte da rivedere, forse correggere, a volte disperarsi.
Il
mare era in Sicilia, le Eolie, Vulcano. Al compleanno di
Köbi, ogni anno, prendiamo due stracci e una maschera
eggiù! che siamo a Vulcano a essere felici. L'appartamentino
è a ovest, a mezz'aria tra il mare e il vulcano.
C'è nessuno, i turisti arrivano in tanti ma dopo.
Non
dirò niente, qui, del mare e delle sabbie nere di
origine vulcanica.
Niente della natura dei fiori e dei colori, i gialli i rosa
i rossi, il verde e il blu.
Né del profumo.
Non una parola sul cibo, il vino nuovo quello vecchio e
quello dolce.
Niente della panna bianca e spessa che si trova su ogni
cosa ghiacciata.
Ma non era per questo che non dormivo.
Come sempre, siamo tornati belli grassi e neri come bambini.
E oggi
abbiamo visto i campioni. Per questo sorridevo. Succede
che, all'inizio della collezione, una cosa vera non c'è,
sul nostro tavolone di lavoro. Un tavolo alto, ci si sta
davanti in piedi. Ci sono sopra cento pasticci diversi,campionari
stoffe, pezze spilli forbici, tutto lì giù,
tutto piatto come la carta, sdraiato e abbandonato. Spostato,
ripreso, ma dove s'è cacciato. Ritagli che non stanno
su, due mani sole accidenti! Malamente sostenuti. E poi,
quando è andato tutto a farsi cucire, di botto, c'è.
E' veramente una cosa. E'lì sul tavolo. Ha un carattere,
è. Ed è così carino, così inatteso
e improvviso e presente e fisico, che lo puoi toccare e
guardare e pensare che, oggi, nel mio mondo e nel mio spazio,
c'è anche lui, è mio è di Köbi,
è di chi lo vuole avere, e prima non c'era.
E' questo che mi fa sorridere, perché è semplice,
poco presuntuoso, allegro e rosso e buffo.
Ve
lo metto qui, una foto rapida sui due piedi come è
questa chiacchierata, perché lo vediate anche voi,
e poi mi dite se esagero o se mi capite e se è così
anche per voi e se siete d'accordo che era meglio farlo
che non farlo. E' il primo pezzo, poi va avanti.
Al prossimo show ci sarà lui, il cane i fiori e tutti
i loro colori.
Marina
Wiesendanger
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